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Vanità delle vanità, dice Qoèlet, vanità delle vanità, tutto è vanità.Qo 1,2.Fuorchè amare Dio e servire lui solo! Imitazione di Cristo 1,11
Con la definizione “padri del deserto” si indicano quei monaci, eremiti e anacoreti che nei secoli IV e V, dopo la pace costantiniana, abbandonarono le città per vivere in solitudine nei deserti d’Egitto, di Palestina, di Siria. Uno dei primi di questi anacoreti fu Sant’Antonio abate, detto Antonio il Grande. Nell'ascesi solitaria, i padri (abba) e le madri (amma) del deserto cercavano la via che conduce a Dio e alla pace interiore. Testimoni di una fede cristiana vissuta con radicalità, ebbero numerosi discepoli e i loro detti o apoftegmi, in cui traspaiono sapienza evangelica e arguzia umana, furono raccolti e tradotti in varie lingue.
Accanto alla Vita di Antonio, scritta dal vescovo di Alessandria, Atanasio il Grande, e alla Historia Lausiaca di Palladio, le varie raccolte di Apoftegmi restano le fonti più importanti per accostarsi alla spiritualità di questi asceti.
All’inizio, questi uomini, che intendevano condurre una vita cristiana in purezza, erano solo un gruppetto: Antonio, Macario, Sisoes… Ben presto, però, il loro genere di vita stupì e attrasse molte altre persone, ed essi furono così raggiunti da diversi discepoli provenienti da ogni parte del mondo. Alcuni, come Arsenio, avevano occupato le più alte cariche alla corte imperiale; altri, i più, erano di origine modesta. Un certo Mosè si era convertito, grazie al Signore, quando era capo di una banda di briganti; Zaccaria vi era giunto ancora ragazzino; altri lasciavano dietro di sé città, mestiere e figli… In alcuni decenni, le capanne e le grotte in cui si stabilirono i primi eremiti attrassero così tanti uomini desiderosi di condividere la loro vita che, nei deserti, furono costituite vere e proprie colonie monastiche. Sono rimasti celebri i nomi di Sceti, Nitri e quella colonia detta delle Celle, in cui si installarono coloro che nel deserto non trovavano più la solitudine cercata.
Si possono immaginare facilmente tutti i problemi sollevati dall’aumento di popolazione di queste colonie monastiche. Occorreva anzitutto trovare ritmi di vita che conciliassero le esigenze di una vita vissuta nel deserto, a fianco a fianco, e il bisogno di solitudine che aveva spinto questi uomini e donne di Dio a lasciare i centri abitati.
Dopo molte esitazioni fu deciso, in comune, di passare la settimana ciascuno nel proprio eremo, e di ritrovarsi insieme in chiesa e negli edifici annessi, il sabato e la domenica, per la Santa Eucaristia, l’ufficio delle preghiere e regolare i pochi problemi gestionali che dovevano essere risolti.
Il principio, infatti, era generalmente che ciascuno dovesse vivere del proprio lavoro manuale, non importa quale, purchè fosse compatibile con le caratteristiche del deserto e con le esigenze della preghiera continua e del raccoglimento. Si fabbricavano dunque, con mezzi offerti dalla Divina Provvidenza, ceste, funi, stuoie, che l’economo della colonia s’incaricava dio vendere per poter acquistare altri prodotti.
Tuttavia il problema più importante da risolvere era di un altro tipo. Questi uomini, che avevano preso le distanze dalla vita delle città e che, comunque, non intendevano condurre un’esistenza conventuale, in cui si vive insieme seguendo una regola, come potevano vivere secondo il Santo Vangelo? Poiché non vi erano norme prestabilite, come formare i numerosi adepti che continuavano ad affluire? È questo uno dei grandi interrogativi che si posero e si pongono tuttora uomini di tutte le epoche, a partire dalla predicazione del Vangelo.
Dai detti o apoftegmi è possibile farsi un’idea di come i padri del deserto vennero a capo della questione. Si possono delineare alcune linee guida. Innanzitutto grande autorità riconosciuta è la Parola di Dio. Poi viene la parola degli anziani, presso cui vivevano i discepoli. In seguito si ebbe anche l’apporto dei primi grandi dottori della spiritualità monastica, come Giovanni Cassiano, Isaia di Sceti, Dorotea di Gaza ed altri. Uno dei meriti di questi uomini e donne è di aver consolidato le basi della spiritualità monastica usufruendo di una tradizione sperimentata.

Tratto da: “I padri del deserto. Così dissero così vissero.”
Edizioni Paoline. A cura di Jean-Claude Guy. Con aggiunte e modifiche.



Dagli apoftegmi risulta molto importante il rapporto che intercorre fra l’abba, l’anziano, e il discepolo, tuttavia l’intera spiritualità monastica, di cui questo sito raccoglie solo una piccolissima parte, va considerata tenendo ben presenti i seguenti passi del Santo Vangelo:

1) “E non fatevi chiamare 'maestri', perchè uno solo è il vostro Maestro, il Cristo.” Matteo 23,10

2) “Sta scritto nei profeti: E tutti saranno ammaestrati da Dio. Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da Lui, viene a Me.” Giovanni 6,45
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GESÙ, CONFIDO IN TE!
Santo e benedetto Tu sei
GESÙ MISERICORDIOSO !
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